Visualizzazione post con etichetta COMUNICATO STAMPA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta COMUNICATO STAMPA. Mostra tutti i post

mercoledì 11 luglio 2012

OLEIFICI MATALUNI, DIPENDENTI A LEZIONE DI SICUREZZA SUL LAVORO







OLEIFICI MATALUNI, DIPENDENTI A LEZIONE DI SICUREZZA SUL LAVORO
Fondimpresa, il progetto formativo per tutelare la salute dei lavoratori e prevenire il rischio di infortuni

É tempo di tornare tra i banchi di scuola per i lavoratori degli Oleifici Mataluni di Montesarchio (Benevento), che partecipano al piano formativo “SI.PR.OL - Sicurezza nella Produzione Olearia”, finanziato da Fondimpresa.
Niente matematica o geografia, dunque, per i dipendenti del complesso agroindustriale oleario sannita che dovranno confrontarsi con una materia altrettanto seria: la sicurezza sul posto di lavoro.
Obiettivo del progetto, diffondere la cultura della sicurezza all’interno dell’azienda, migliorare le condizioni di lavoro e ridurre il rischio di infortuni, prestando attenzione alla propria salute e a quella dei colleghi, affinché non diventi solo un’attività occasionale ma aiuti a prevedere potenziali pericoli.
Inoltre, verranno approfondite anche le norme di igiene e tutela della salute che devono essere adottate per prevenire eventuali incidenti sul lavoro e proteggersi da malattie professionali.
Il programma è strutturato in oltre 30 azioni didattiche, ciascuna delle quali è dedicata ad un’area aziendale, con le relative specificità e caratteristiche. Le attività del progetto, distribuite nell’arco di circa 8 mesi, termineranno a gennaio 2013 e coinvolgeranno 115 dipendenti che avranno la possibilità di intraprendere un percorso di formazione specialistica, nell’ambito delle diverse misure di tutela per la salute e la sicurezza.
Nei luoghi nei quali si presta la propria attività lavorativa - spiega Vincenzo Mataluni, Amministratore Delegato Oleifici Mataluni - è fondamentale rispettare adeguati comportamenti, guidati da un ricco patrimonio di conoscenze e competenze in riferimento alla salvaguardia della propria salute. Tutto ciò, infatti, contribuisce a creare un ambiente di lavoro sicuro e privo di rischi, nell’ottica di un’impresa sana e sostenibile”.
Gli Oleifici Mataluni, da sempre impegnati in prima linea per tutelare la salute dei dipendenti, grazie al supporto di Fondimpresa hanno costantemente investito in materia di sicurezza e prevenzione, tanto da dotarsi anche di un’infermeria interna per le visite del medico competente e da introdurre numerosi strumenti per ridurre la soglia di rischio.
Basti pensare che, allo stato attuale, in azienda sono presenti diversi delegati incaricati di sovrintendere e monitorare il lavoro quotidiano: il responsabile esterno, nominato dal datore di lavoro per valutare i rischi, attuare le misure necessarie, curare la formazione e l’informazione ai nuovi e vecchi dipendenti; il responsabile di gestione interna che, insieme a varie figure delegate e dislocate in ogni reparto, sorveglia il lavoro e provvede a far rispettare le norme previste; i responsabili dei lavoratori per la sicurezza; gli addetti al primo soccorso e alle misure antincendio, che periodicamente ricevono aggiornamenti sulla materia; il responsabile per l’antinfortunistica (utilizzo di guanti, elmetti, imbracature e abbigliamento specifico in base alla mansione).






lunedì 16 gennaio 2012

CONDISANO, L'OLIO EXTRA VERGINE ARRICCHITO CON VITAMINA D



CONDISANO, L’OLIO EXTRA VERGINE ARRICCHITO CON VITAMINA D

Bastano due cucchiai al giorno per rinforzare le ossa e regolarizzare l’organismo

Due cucchiai di olio al giorno per assumere la quantità di Vitamina D di cui il nostro organismo ha bisogno e far fronte ad una carenza che nel mondo interessa circa 1 miliardo di persone.
Per la prima volta, dunque, sarà possibile provvedere al proprio fabbisogno giornaliero di Vitamina D semplicemente condendo i pasti con l’Olio di Oliva “Condisano”, studiato dai ricercatori degli Oleifici Mataluni - in collaborazione con il Dipartimento di Endocrinologia e Oncologia Molecolare e Clinica, e con il Dipartimento di Scienza degli Alimenti dell’Università di Napoli “Federico II” - in base alle esigenze nutrizionali diffuse nella popolazione italiana e in specifiche categorie di consumatori.
In Italia, infatti, l’insufficienza di Vitamina D è particolarmente frequente, tanto da interessare il 76% delle donne sopra i 60 anni, ed il 65% delle donne di età compresa tra i 20 ed i 50 anni.
L’importante innovazione sarà presentata oggi, alle ore 14, nell’ambito del III Workshop della Rete degli Endocrinologi, intitolato “L’osteoporosi nel III millennio: dalla fisiopatologia alla terapia”, in programma presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” (Aula M. Minozzi - Edificio 1 - II Policlinico).
 “L’evento nasce dalla necessità di individuare criteri guida per definire l’accesso alla diagnostica e al trattamento farmacologico del paziente affetto da osteoporosi - afferma la professoressa Annamaria Colao del Dipartimento di Endocrinologia ed Oncologia Molecolare e Clinica - che viene oggi considerata una malattia di rilevanza sociale. La sua incidenza aumenta con l’età sino ad interessare la maggior parte della popolazione oltre gli ottant’anni. Si stima che ci siano, in Italia, circa 3,5 milioni di donne ed 1 milione di uomini affetti da osteoporosi. Affronteremo questioni cruciali, oggi molto dibattute, sul trattamento con il Calcio e la Vitamina D nelle malattie da fragilità scheletrica e su alcune emergenze terapeutiche che il clinico può trovarsi a dover affrontare”.
La carenza di Vitamina D può tradursi in una condizione di fragilità delle ossa, con aumento del rischio di rachitismo nei bambini e di fratture, soprattutto del femore, nelle persone anziane (secondo le stime, sono 5 milioni gli italiani che soffrono di osteoporosi). Inoltre, essendo implicata nella regolazione della crescita cellulare con un’attività anti-proliferativa, la Vitamina D può esercitare un ruolo importante nella riduzione del rischio di alcuni tumori.
La Vitamina D è molto liposolubile - spiega Elena De Marco, Responsabile Centro di Ricerca Oleifici Mataluni - e l’olio rappresenta un alimento ideale per veicolarla nel nostro organismo. Arricchire l’olio di oliva, ingrediente principale della dieta quotidiana della maggior parte degli italiani, è la soluzione più adatta per assumere, semplicemente condendo i propri piatti con gusto e con tutte le proprietà nutrizionali dell’olio extra vergine di oliva, la quantità di Vitamina D di cui il nostro organismo ha bisogno ogni giorno. Sono sufficienti due cucchiai da cucina, corrispondenti a 20 grammi, per soddisfare la Razione Giornaliera Raccomandata per un adulto, fissata in 5 microgrammi dalla Direttiva Comunitaria”.
Alla conferenza stampa, interverranno le endocrinologhe Annamaria Colao e Carolina Di Somma, Responsabili scientifiche dell’evento; Elena De Marco, Responsabile del Centro di Ricerca degli Oleifici Mataluni; Raffaele Calabrò, Consigliere per la Sanità della Regione Campania; Vito Amendolara, Consigliere per l’Agricoltura della Regione Campania; Michele Schiano, Presidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale; gli Assessori regionali Caterina Miraglia e Guido Trombetti; Giuseppina Tommasielli, Assessore comunale; e Gennarino Masiello, Presidente Camera di Commercio di Benevento.


L’IMPORTANZA DELLA VITAMINA D
Nell’organismo umano, la vitamina D svolge numerose ed importanti funzioni. È fondamentale il suo ruolo soprattutto per la salute delle ossa e dei muscoli. La vitamina D, infatti, determina un aumento dell’assorbimento intestinale di calcio e risulta quindi indispensabile per mantenere un buon livello di calcio nel sangue, condizione fondamentale per una normale mineralizzazione delle ossa e dei denti durante l’infanzia e l’adolescenza, e per la conservazione della salute delle ossa durante l’età adulta. Una carenza di vitamina D può tradursi, quindi, in una condizione di fragilità delle ossa, con aumento del rischio di rachitismo nei bambini e di fratture, soprattutto del femore, nelle persone anziane. Livelli ridotti di vitamina D tendono a causare osteoporosi, una malattia cronica che rende le ossa fragili e incapaci di resistere a traumi anche minori.
Si tratta di una patologia in aumento: si stima che in Italia soffrono di osteoporosi circa 5 milioni di persone (il 4,4% delle donne dai 40 ai 49 anni e ben il 41,3% delle donne di età compresa tra i 70 ed i 79 anni), 2 milioni delle quali sono considerate ad alto rischio di fratture. È stato stimato che, per una donna di 50 anni, il rischio di morire a seguito di una frattura dell’anca nell’arco della vita è equivalente al rischio di morire per cancro della mammella. Ciò si traduce anche in costi significativi per il sistema sanitario: il costo ospedaliero imputabile alle sole fratture di femore è stato stimato in non meno di 550 milioni di euro all’anno.
Una carenza di vitamina D determina un aumento del rischio di fratture non solo a causa di una compromissione della resistenza delle ossa, ma anche a causa di un indebolimento dei muscoli. La vitamina D, infatti, è fondamentale per una normale funzionalità del tessuto muscolare. Una sua carenza determina una riduzione della forza muscolare, con disturbi dell’equilibrio e conseguente aumento del rischio di cadute.
La vitamina D svolge importanti funzioni anche al di fuori del tessuto muscolo-scheletrico. Essendo implicata nella regolazione della crescita cellulare, con un’attività anti-proliferativa, può esercitare un ruolo importante nella riduzione del rischio di alcuni tumori. È stato, infatti, osservato come bassi livelli di vitamina D siano spesso associati ad una maggiore incidenza di alcune neoplasie, a carico soprattutto del colon, della mammella e della prostata. È nota, inoltre, la capacità della vitamina D di modulare l’attività del sistema immunitario. Una correzione del deficit di vitamina D, quindi, potrebbe contribuire alla riduzione del rischio di diverse malattie autoimmuni, compreso il diabete.


IL DEFICIT DI VITAMINA D IN ITALIA
Le numerose funzioni della vitamina D nell’organismo, lasciano intuire quanto essa sia insostituibile per il mantenimento di uno stato di salute e benessere. Eppure, molto spesso il nostro organismo non ne possiede abbastanza. L’insufficienza di vitamina D è, infatti, un problema diffuso a livello mondiale che, secondo stime recenti, interessa circa 1 miliardo di persone.
Nei paesi mediterranei, nonostante il sole non manchi, il deficit di vitamina D è molto più frequente rispetto al nord Europa, dove è maggiore il consumo di pesci grassi e più frequente l’utilizzo di cibi arricchiti con vitamina D.
In Italia, la carenza di vitamina D è particolarmente frequente, soprattutto negli anziani e nel corso dei mesi invernali, tanto da interessare il 76% delle donne italiane sopra i 60 anni. Ma il problema non interessa esclusivamente gli anziani: in uno studio recente è emerso come il 65% delle donne italiane di età compresa tra i 20 ed i 50 anni, mostri una insufficienza di vitamina D, ed il 30% addirittura una condizione di carenza.


LE FONTI DI VITAMINA D
Sono pochi gli alimenti che contengono quantità apprezzabili di vitamina D. A parte l’olio di fegato di merluzzo, che ne è molto ricco, soltanto i pesci grassi, come l’aringa, il tonno, il salmone e in misura minore le uova, ne contengono quantità significative dal punto di vista nutrizionale. Si tratta di alimenti che non sono consumati con grande frequenza nella dieta mediterranea.
In Italia, quindi, l’apporto alimentare riesce a soddisfare solo in piccola parte il fabbisogno di vitamina D. Il resto dovrebbe essere prodotto nel nostro stesso organismo, ma ciò è possibile soltanto in seguito all’esposizione della pelle al sole. Sono, infatti, le radiazioni ultraviolette (in particolare i raggi UVB) presenti nella luce solare ad indurre la pelle a produrre vitamina D. Bisognerebbe esporsi al sole per almeno 15 minuti al giorno, con il volto, le braccia e le gambe scoperte, per soddisfare il fabbisogno quotidiano di questa vitamina.
Non in tutte le ore del giorno, però, e non in tutte le stagioni, la luce solare è caratterizzata da una quantità sufficiente delle radiazioni necessarie per la sintesi della vitamina D. Nei mesi invernali, ad esempio, la produzione di vitamina D legata all’esposizione solare è molto ridotta.
Inoltre, la capacità della pelle di produrre vitamina D se esposta al sole, si riduce con l’età. Gli anziani sono ad elevato rischio di carenza di vitamina D, anche perché in genere trascorrono poco tempo al sole, difficilmente espongono direttamente la pelle ai raggi solari e fanno un basso consumo di alimenti grassi di origine animale, ovvero quelli con più elevato contenuto di vitamina D.
Ma anche i più giovani spesso hanno abitudini di vita che non prevedono una adeguata esposizione al sole, o si espongono al sole soltanto con l’utilizzo di creme protettive che, schermando le radiazioni UV, riducono fino ad annullare la sintesi cutanea di vitamina D.
Lo scarso apporto alimentare e l’inadeguata esposizione al sole fanno sì che, sempre più frequentemente in Italia, non si riesca a soddisfare il fabbisogno quotidiano di questa importante vitamina.


OLIO DANTE CONDISANO
Per far fronte ad una carenza che sta assumendo in Italia dimensioni sempre più preoccupanti, gli Oleifici Mataluni di Montesarchio (Benevento) hanno studiato - in collaborazione con il Dipartimento di Endocrinologia e Oncologia Molecolare e Clinica, e con il Dipartimento di Scienza degli Alimenti dell’Università di Napoli “Federico II” - un olio arricchito con vitamina D, distribuito a partire dal 2012 con il nome Condisano e con la firma della storica etichetta Dante.
La vitamina D è molto liposolubile e l’olio rappresenta un alimento ideale per veicolarla nel nostro organismo. Arricchire l’olio di oliva, ingrediente principale della dieta quotidiana della maggior parte degli italiani, è sembrata la soluzione più adatta per assumere, semplicemente condendo i propri piatti con gusto e con tutte le proprietà nutrizionali dell’olio extra vergine di oliva, la quantità di vitamina D di cui il nostro organismo ha bisogno ogni giorno. Sono sufficienti due cucchiai da cucina (corrispondenti a 20 grammi) di olio di oliva Dante Condisano per soddisfare il fabbisogno giornaliero di vitamina D. Due cucchiai, infatti, contengono la Razione Giornaliera Raccomandata di vitamina D per un adulto, fissata in 5 microgrammi dalla Direttiva Comunitaria 2008/100/CE.
Per soddisfare i diversi gusti, la gamma dei prodotti Dante Condisano contiene sia l’olio di oliva, per chi ama condire con delicatezza lasciando prevalere il sapore originario dei cibi, sia l’olio extra vergine di oliva, per chi desidera unire il contenuto di vitamina D con le proprietà nutrizionali di quello che è considerato l’alimento principe della dieta mediterranea.
In particolare, per gli amanti dei prodotti nazionali e per i consumatori che preferiscono la fragranza ed il gusto deciso dell’olio italiano, l’Olio Extravergine Dante Condisano è disponibile anche nella variante “100% italiano”. 




CURA OSTEOPOROSI: PRESENTAZIONE DI OLIO EXTRAVERGINE ARRICCHITO CON VITAMINA D
Lunedì 16 gennaio alle ore 14 conferenza stampa di apertura del III Workshop della Rete degli Endocrinologi della Campania

“L’osteoporosi nel III millennio: dalla fisiopatologia alla terapia”, è il titolo del III Workshop che si svolgerà dal 16 al 19 gennaio presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia Università degli Studi di Napoli Federico II (Aula M. Minozzi - Edificio 1 - II Policlinico).

“Il programma dell’evento nasce dalla necessità di individuare criteri guida per definire l’accesso alla diagnostica e al trattamento farmacologico del paziente affetto da osteoporosi sia primitiva che secondaria, che viene oggi considerata una malattia di rilevanza sociale. La sua incidenza aumenta con l’età sino ad interessare la maggior parte della  popolazione oltre gli ottant’anni. Si stima che ci siano oggi, in Italia, circa 3,5 milioni di donne ed 1 milione di uomini affetti da osteoporosi”, ha dichiarato la professoressa Annamaria Colao del Dipartimento di Endocrinologia ed Oncologia Molecolare e Clinica, organizzatrice dell’evento.

 “In questo convegno è stato dato ampio spazio all’illustrazione e alla discussione di casi clinici emblematici, nello spirito di mantenere la funzione di aggiornamento e di affinamento della diagnostica nelle nostre malattie in modo da individuare il più corretto ed individualizzato iter diagnostico-terapeutico dell’osteoporosi. Vengono affrontate inoltre questioni cruciali, oggi molto dibattute, sul trattamento con il Calcio e la Vitamina D nelle malattie da fragilità scheletrica e su alcune emergenze terapeutiche che il clinico può trovarsi a dover affrontare”.

La Vitamina D è una delle protagoniste principali dell’evento, poiché è ancora poco percepita la profonda mancanza di questo principio indispensabile per la salute dell’uomo, nella popolazione occidentale. Nel corso della conferenza stampa sarà infatti presentato un progetto realizzato insieme agli Oleifici Mataluni di Montesarchio (Benevento) per focalizzare l’attenzione sull’olio extra vergine di oliva, quale componente fondamentale della dieta mediterranea, entrata a far parte dal novembre 2010 del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco.
In particolare, per la prima volta sarà possibile degustare l’olio extra vergine di oliva arricchito con Vitamina D, studiato dai ricercatori degli Oleifici Mataluni in base alle esigenze nutrizionali diffuse nella popolazione italiana e in specifiche categorie di consumatori.
In analogia, sarà presentata la “tavola metabolica” contro l’osteoporosi, con prodotti della dieta mediterranea naturalmente ricchi di calcio e Vitamina D, tra questi l’acqua minerale, i latticini, in particolare a base di latte di bufala, e le verdure a foglia.

Interverranno le endocrinologhe Annamaria Colao e Carolina Di Somma responsabili scientifiche dell’evento, Elena De Marco responsabile del Centro di ricerca degli Oleifici Mataluni, il consigliere per la sanità della Regione Campania Raffaele Calabrò, il consigliere per l’agricoltura della Regione Campania Vito Amendolara, il presidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale Michele Schiano, gli assessori regionali Caterina Miraglia e Guido Trombetti, l’assessore comunale Giuseppina Tommasielli,  il presidente Camera di Commercio di Benevento Gennarino Masiello.






martedì 13 dicembre 2011

GRANDI STAZIONI, IN ARRIVO A NATALE IL TRENO DANTE “100% ITALIANO”


Degustazioni gratuite nei temporary store di Milano, Roma e Napoli fino a gennaio


Viaggia sui binari la nuova campagna dell’olio extra vergine 100% italiano che, nel corso delle festività natalizie, attraverserà l’Italia - da Milano a Napoli - alla ricerca dei sensi perduti.
L’evento, organizzato dagli Oleifici Mataluni di Montesarchio (Benevento) in collaborazione con Retail Group, nasce dall’esigenza di sensibilizzare soprattutto i consumatori più giovani a riconoscere la qualità dell’olio 100% italiano, grazie ad una serie di degustazioni gratuite offerte nei temporary store presenti nelle Grandi Stazioni, nell’ambito della promozione firmata Olio Dante.
L’educazione alimentare - afferma Elena De Marco, Responsabile del Centro di ricerca degli Oleifici Mataluni - è un’attività indispensabile per promuovere l’olio italiano di qualità e formare consumatori sempre più consapevoli. Pur essendo l’alimento principe della dieta mediterranea, infatti, l’olio extra vergine di oliva è ancora poco conosciuto soprattutto negli aspetti che riguardano le proprietà organolettiche e nutrizionali”.
Con questa operazione, l’olio che parla italiano entra in un innovativo network commerciale, con circuiti fast moving ad alto potenziale e strutture flessibili caratterizzate da pareti di cristallo. Non la solita campagna pubblicitaria o un semplice punto vendita, dunque, ma la possibilità per milioni di viaggiatori di conoscere un packaging innovativo, informarsi e degustare la nuova raccolta.
L’obiettivo - spiega Antonello De Nicola, Responsabile Comunicazione degli Oleifici Mataluni - è quello di promuovere l’olio extra vergine italiano come originale idea regalo, in occasione delle festività. Nei temporary store di Olio Dante i consumatori possono scegliere il nuovo packaging in PET, più pratico e leggero del vetro e 100% riciclabile, oppure informarsi sulle caratteristiche organolettiche del prodotto, grazie ad una forza vendita formata direttamente dai ricercatori del Centro di ricerca degli Oleifici Mataluni. Inoltre, fino a gennaio sarà possibile acquistare Dante 100% italiano ad un prezzo davvero promozionale, nella speranza di aiutare i consumatori a riconoscere la qualità dell’olio italiano rispetto a quella dell’olio di origine comunitaria, a prescindere dalla leva prezzo che, soprattutto in periodi di crisi, troppo spesso finisce per diventare l’unico criterio di scelta davanti allo scaffale”.
Nei temporary store di Olio Dante, collocati a Milano, Roma e Napoli in posizioni di prestigio (galleria centrale e fronte binari), è possibile comprare una speciale confezione regalo con tre bottiglie di Olio Extravergine Dante “100% italiano”, arricchita con la storia degli Oleifici Mataluni e di Olio Dante, il brand ideato a Genova nel 1854 da Giacomo Costa.






Gli Oleifici Mataluni, situati a Montesarchio (Benevento), rappresentano uno tra i più grandi complessi agroindustriali oleari del mondo e si estendono su una superficie di 160mila mq.
Con un fatturato 2010 di 240 milioni di euro, circa 200 dipendenti (età media 29 anni) ed un Centro di ricerca riconosciuto nel 2010 dal Miur, l’industria Mataluni è tra le più importanti aziende italiane nel settore oleario.
In private label produce oli alimentari per conto di oltre 200 marchi ed aziende leader della Grande Distribuzione Organizzata italiana ed estera. Gli Oleifici Mataluni sono proprietari di 23 marchi storici come Olio Dante, Topazio, Olita, Oio, Gico, Minerva, Lupi e Vero, posizionandosi ai primi posti nello scenario distributivo domestico ed internazionale.

mercoledì 30 novembre 2011

TROMBETTI: “DOTTORATI DI RICERCA IN AZIENDA PER COMBATTERE LA CRISI”





TROMBETTI: “DOTTORATI DI RICERCA IN AZIENDa PER COMBATTERE LA CRISI”
   Oleifici Mataluni, ricerca e innovazione come cultura d’impresa e opportunità per le PMI campane


Si è appena concluso il convegno “Ricerca e Innovazione come cultura d’impresa - Le opportunità di sviluppo nell’industria agroalimentare regionale”, organizzato dagli Oleifici Mataluni di Montesarchio (Benevento) in collaborazione con Confindustria, nell’ambito della X edizione della Settimana della Cultura d’Impresa.
Nel corso della tavola rotonda, alla presenza tra gli altri di Aniello Cimitile,  Vito Amendolara, Guido Trombetti, Gennarino Masiello e Raffaele Sacchi, è stato analizzato il ruolo decisivo che la ricerca e l’innovazione rivestono nella diffusione della cultura d’impresa e, in particolare, nell’ambito del settore agroalimentare regionale.
Inoltre, sono state presentate le testimonianze di alcuni ricercatori campani e gli studi condotti dal Criol - il Centro di ricerca degli Oleifici Mataluni specializzato nello sviluppo di materie olearie e packaging innovativo, ed incluso dal 2010 nell’Albo ministeriale dei laboratori di ricerca riconosciuti dal MIUR. In chiusura del convegno, Filippo Bencardino, Rettore dell'Universitá degli Studi del Sannio, ha consegnato agli studenti gli attestati del Progetto FIxO - Formazione & Innovazione per l’occupazione. Di seguito, le dichiarazioni dei protagonisti intervenuti alla manifestazione.


Aniello Cimitile - Presidente Provincia di Benevento:
Il Paese raccoglie quello che ha seminato quando, nel corso del 2009, i fondi del programma attuativo e nazionale destinati alla ricerca e alla competitività del Mezzogiorno, sono stati cancellati. L’università negli ultimi 10 anni ha fatto enormi passi avanti nell’ambito dei rapporti con le imprese, collaborando con Parchi scientifici, laboratori pubblici e privati, ed aziende come gli Oleifici Mataluni. In un mondo come quello moderno, il vero valore aggiunto di un prodotto sta nella quantità di ricerca e nella capacità di innovazione. Siamo però ancora in ritardo in Italia nella capacità di investire in ricerca scientifica. La Pubblica Amministrazione dovrebbe avere un alto ruolo strategico, con l’obiettivo di intercettare le esigenze delle nostre imprese. La Provincia di Benevento nel settore agroalimentare è in controtendenza: abbiamo concentrato grandi risorse ed, insieme al Rettore Bencardino, abbiamo investito in dottorati di ricerca ed innovazione. Inoltre, abbiamo appena siglato una convenzione con gli Oleifici Mataluni per l’Azienda Casaldianni, affinché si possa produrre un prodotto di eccellenza che diventi ambasciatore della terra sannita nel mondo”.

Raffaele Sacchi - Professore Ordinario dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”:
Oggi ho la percezione che sviluppare una piccola impresa agroalimentare nel campo olivicolo sia una vera e propria impresa epica, capace però di dare i suoi frutti nel tempo. Ringrazio gli Oleifici Mataluni per avermi dato la possibilità di condividere esperienze e visioni, iniziando 15 anni fa alcune ricerche innovative sulla filtrazione. Tra produttori industriali e piccoli imprenditori agricoli locali non deve esserci antagonismo ma sinergia attraverso una visione comune sulla ricerca e sulla innovazione. Senza una collaborazione con le aziende, infatti, le ricerche universitarie non potrebbero andare avanti, limitandosi semplicemente allo scambio di know how e alla sperimentazione pura. Oggi, abbiamo un patrimonio straordinario di giovani imprenditori e neo laureati che abbiamo l’obbligo di inserire in un sistema virtuoso, abbattendo i pregiudizi della politica, delle lobby e del mondo dell’associazionismo. Come diceva un saggio, ed è proprio il caso di Biagio Mataluni, l’arte appare dove l’artista si nasconde”.

Guido Trombetti - Assessore regionale alla Ricerca Scientifica e all’Università:
Il bando per svolgere dottorati di ricerca in azienda, nell’ambito di un fondo sociale europeo, è una iniziativa straordinaria che permetterà ai giovani laureati di sviluppare progetti concreti, una volta identificata l’azienda, attraverso un apposito Albo, in cui svolgere la propria tesi di dottorato. Con il bando, le PMI potranno contare per 3 anni sul talento di ricercatori che porteranno in dotazione esperienze accademiche maturate in ambito internazionale. E’ fondamentale che il laureato abbia l’opportunità di lavorare in un gruppo di ricerca collegato all’università, con l’opportunità di essere assunto in azienda ed apprendere una cultura d’impresa. Un processo che, tra l’altro, sarà a costo zero per le aziende e totalmente a carico della Regione. Inoltre, si tratta di una esperienza benefica anche per i professori, che troppo spesso con la tesi di dottorato pensano di produrre un clone di se stessi. In questo modo, invece, gli studenti ricevono lo stimolo dal mondo produttivo che ci costringerà a modificare il nostro approccio da docenti, se non vogliamo rischiare di produrre disoccupati. Proprio per questo, abbiamo puntato sulla creazione di una rete virtuosa con l’Agenzia regionale della innovazione e della ricerca, che la Banca d’Italia ha citato come Best Practice in Italia, in cui il mondo della ricerca e dell’industria comunicano per favorire lo sviluppo. Basti pensare che le risorse arrivate in Campania per i PON Ricerca 2007/2013 sono pari a più del 40% del totale, grazie ad un grande tessuto di imprese e università che ci consentono di occupare una posizione da leader. In un momento così difficile, sono certo che usciremo dalla crisi grazie alla qualità dei nostri imprenditori e al talento dei ricercatori”.

Vito Amendolara - Consigliere per l’Agricoltura del Presidente della Giunta Regionale:
Valorizzare la Dieta Mediterranea è fondamentale non solo per la crescita del nostro territorio ma soprattutto per creare sviluppo. Stiamo vivendo una sorta di rivoluzione copernichiana nel settore dell’agricoltura. In Campania è stato messo in piedi un sistema straordinario attraverso i PIF, che riescono così a rompere quei comparti stagno che non facevano comunicare i vari settori. Tramite questo sodalizio tra produttori, si riesce a dare una risposta importante per vincere la sfida. Il dialogo di filiera è l’unica soluzione per le piccole imprese. Sono poche, infatti, le PMI che hanno la possibilità di avere un centro di ricerca di eccellenza come quello degli Oleifici Mataluni, punto di riferimento come scuola per tutte le altre piccole aziende campane”.

Gennarino Masiello - Presidente Camera di Commercio di Benevento:
Gli OIeifici Mataluni sono il fiore all’occhiello del nostro territorio, grazie ad imprenditori che a testa alta portano avanti il buon nome del nostro Sannio. Quando oggi diciamo Montesarchio, tutti pensiamo a Mataluni. Se cresce l’impresa, si valorizza in maniera uguale anche il nostro territorio”.

Filippo Bencardino - Rettore dell'Universitá degli Studi del Sannio:
Il settore agroalimentare è strategico in un momento in cui la popolazione mondiale continua ad aumentare e le multinazionali decidono i prezzi. La terra resta una risorsa primaria collegata all’innovazione tecnologica. Oggi più che mai, c’è bisogno di scienziati, ingegneri, biologi e di uomini marketing. Alle università mancano le risorse, che a volte ci sono e vengono gestite male, in uno scenario nazionale in cui l’Italia occupa le ultime posizioni tra i Paesi industrializzati che investono in ricerca. Ma i momenti di crisi servono proprio a fare scelte coraggiose e, da questo punto di vista, l’università deve essere più vicina alle imprese, senza pensare al piccolo orticello ma a scopi sociali. Individuare un modello di sviluppo specifico resta l’unico percorso per dare speranza al Paese e ai giovani. Per anni, il Sannio ha guardato con speranza all’arrivo dell’industria dal Nord o dall’estero, trascurando quelle che erano le risorse presenti sul territorio. Oggi, invece, questa realtà funziona proprio nei nomi di aziende come Mataluni e Rummo. Guardiamo ciò che Mataluni ha realizzato e prendiamolo ad esempio come modello di sviluppo”.

Vincenzo Mataluni - Amministratore Delegato Oleifici Mataluni:
I dottorati di ricerca in azienda incontrano l’esigenza di ricerca del mondo accademico e la necessità di innovare e di essere maggiormente competitivi delle aziende. Apprezziamo idee innovative capaci di offrire una possibilità ai giovani, e daremo il nostro contributo agli atenei capaci di soddisfare le nostre esigenze, individuando progetti mirati alla nostra realtà. In questo modo, validi studenti neo laureati avranno la possibilità di trasferire le proprie competenze alle imprese per ricerche applicate, senza dover abbandonare l’università e la ricerca pura. Speriamo che ci siano risorse sufficienti per impreziosire le aziende e mettere in pratica questa importante iniziativa. L’innovazione è un driver di competitività fondamentale in un momento di forte concorrenza. Sarebbe disastroso, infatti, competere solo sul prezzo, mortificando i profitti. Grazie alla ricerca, invece, il prodotto è arricchito e percepito come innovativo, mantenendo il prezzo fermo. Fare ricerca è come costruire una macchina e tenerla nel box. Per andare in pista e circolare, c’è bisogno dell’innovazione. Occorre quindi andare sul mercato e vedere se funziona. E’ un po’ come agire su un potenziometro: se teniamo il volume troppo basso, non sentiamo il suono; se invece lo teniamo troppo alto, il suono ne sarà distorto. Solo se il volume è giusto, l’innovazione diventa il driver di alta competitività”.

Elena De Marco - Responsabile Criol (Centro di ricerca degli Oleifici Mataluni):
Gli Oleifici Mataluni negli ultimi dieci anni hanno fatto notevoli investimenti nel settore Ricerca e Sviluppo. In particolare, abbiamo introdotto nuovi prodotti arricchiti con vitamine e sviluppato un packaging innovativo. Nel 2010 abbiamo lanciato il packaging in Pet, più leggero e pratico del vetro, e 100% riciclabile. Nel 2011 abbiamo presentato il progetto Re-Waste, che si inserisce in un’ampia linea di ricerca sulla valorizzazione dei sottoprodotti dei processi produttivi. L’obiettivo è quello di convertire in risorse quelli che altrimenti sarebbero rifiuti da smaltire, con conseguente vantaggio ambientale ed economico. Nell’ambito del progetto Re-Waste, avviato nel 2009 da una partnership internazionale, di cui siamo coordinatori, e co-finanziato dalla Commissione Europea, è stato realizzato un impianto dimostrativo per la valorizzazione delle acque di vegetazione olearie. In pratica, partendo da un rifiuto da smaltire con enormi difficoltà, recuperiamo acqua purificata, biogas e un estratto ricco di molecole ad attività biologica, da impiegare in campo cosmetico o alimentare. Al termine del progetto, nel 2012, contiamo di passare da una applicazione pilota dimostrativa ad una successiva fase di sviluppo industriale. Tra i progetti in corso di studio, il miglioramento delle proprietà funzionali degli imballaggi eco-compatibili, biodegradabili in PET riciclato, e la produzione di oli arricchiti”.




Gli Oleifici Mataluni, situati a Montesarchio (Benevento), rappresentano uno tra i più grandi complessi agroindustriali oleari del mondo e si estendono su una superficie di 160mila mq.
Con un fatturato 2010 di 240 milioni di euro, circa 200 dipendenti (età media 29 anni) ed un Centro di ricerca riconosciuto nel 2010 dal Miur, l’industria Mataluni è tra le più importanti aziende italiane nel settore oleario.
In private label produce oli alimentari per conto di oltre 200 marchi ed aziende leader della Grande Distribuzione Organizzata italiana ed estera.
Gli Oleifici Mataluni sono proprietari di 23 marchi storici come Olio Dante, Topazio, Olita, Oio, Gico, Minerva, Lupi e Vero, posizionandosi ai primi posti nello scenario distributivo domestico ed internazionale.

Da rifiuto a risorsa: una tecnologia pulita per la valorizzazione dei reflui dell’industria olearia-----OLEIFICI MATALUNI, RICERCA E INNOVAZIONE IN CAMPANIA-


Da rifiuto a risorsa: una tecnologia pulita per la valorizzazione dei reflui dell’industria olearia

Lo smaltimento delle acque di vegetazione derivanti dall’attività di molitura rappresenta un serio problema per l’industria olearia. Numerosi studi sono stati condotti sulle possibili modalità di gestione di quello che rappresenta da molti anni uno dei reflui agro-industriali più inquinanti e problematici.
Diversi processi fisici sono stati testati per il trattamento dell’acqua di vegetazione, quali diluizione, evaporazione, sedimentazione, filtrazione e centrifugazione, ma nessuno di essi è in grado da solo di ridurre il carico organico e la tossicità del refluo a livelli accettabili.
Anche i processi biologici, considerati tra i più affidabili e sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico, sono stati ampiamente studiati per il trattamento dei reflui oleari. Tra questi, la digestione anaerobica è il metodo più interessante, dal momento che ha bassi fabbisogni energetici, produce una ridotta quantità di fanghi e consente un recupero di energia, grazie alla produzione di metano che può essere utilizzato per generare energia elettrica e termica.
Tuttavia, i risultati di trattamenti di digestione anaerobica applicati direttamente all’acqua di vegetazione sono di solito non soddisfacenti, richiedendo processi di pre-trattamento del refluo. Inoltre, risultano particolarmente difficili la scelta dei microrganismi da impiegare e il loro acclimatamento. Le difficoltà sono legate alla presenza di sostanze recalcitranti alla degradazione biologica o inibenti la crescita microbica, come i composti fenolici e gli acidi grassi a lunga catena. Quindi singoli processi di trattamento biologico, aerobici o anaerobici, non sono in grado di garantire una depurazione efficace.
Numerosi altri metodi sono stati proposti per il trattamento dell’acqua di vegetazione: compostaggio, flocculazione/coagulazione, degradazione fotochimica, ossidazione, adsorbimento, fitodepurazione, etc.
Nessuna di queste tecnologie appare, allo stato attuale, una soluzione definitiva ed economicamente vantaggiosa del problema, sostenibile dal punto di vista tecnico, economico e ambientale, e l’acqua di vegetazione - di fatto - rappresenta ancora un agente inquinante molto diffuso per i corsi d’acqua e le falde acquifere delle aree olivicole e l’elemento decisivo della sopravvivenza del tessuto di imprese olearie, artigiane ed industriali.

L’unica soluzione oggi disponibile: lo spandimento su suolo agricolo
Attualmente l’unica soluzione che hanno a disposizione i frantoiani per lo smaltimento delle acque di vegetazione è rappresentata dall’utilizzazione agronomica, cioè dallo spandimento sui suoli agricoli secondo quanto stabilito dalla legge 11 novembre 1996, n. 574.
Lo spandimento deve essere effettuato tenendo conto delle caratteristiche geologiche, morfologiche, idrologiche ed agroambientali del sito di spandimento, salvaguardando le acque superficiali e di falda, limitando le esalazioni maleodoranti e nel rispetto delle norme igienico-sanitarie e ambientali vigenti.
Le limitazioni imposte (scelta del sito adatto dal punto di vista geologico e morfologico, limite massimo di refluo per ettaro, divieto di spandimento su suolo saturo d’acqua, …) rendono molto difficile per i frantoiani effettuare lo spandimento nel rispetto della normativa.
C’è, dunque, un urgente bisogno di soluzioni alternative per la gestione dei reflui oleari, mediante tecnologie che riducano il loro impatto ambientale e conducano ad un uso sostenibile delle risorse.

L’obiettivo: convertire il refluo in risorsa
Se da un lato l’acqua di vegetazione presenta problemi di gestione e smaltimento ancora irrisolti, dall’altro è una fonte di composti dalle importanti proprietà biologiche.
I composti fenolici, di cui l’acqua di vegetazione è molto ricca (3-10 g l-1), da un lato sono i principali responsabili della sua fitotossicità e difficile degradazione biologica, dall’altro possiedono proprietà antiossidanti, anti-infiammatorie, anti-aterogene, anti-virali e anti-carcinogeniche che li rendono oggetto di grande interesse per l’industria degli alimenti e dei cosmetici funzionali.
Recuperare, dai reflui oleari, antiossidanti naturali da impiegare nel settore cosmetico, alimentare o fitoterapico consentirebbe di convertire un refluo di difficile gestione in una risorsa da valorizzare.
Fu questo uno degli obiettivi di un primo programma di ricerca, co-finanziato dal MIUR, che dal 2005 al 2008 ha portato l’Industria Olearia Biagio Mataluni srl (IOBM) di Montesarchio (Benevento), in collaborazione con il Dipartimento di Scienza degli Alimenti dell’Università di Napoli Federico II, a sviluppare su scala di laboratorio e prototipale diversi processi di recupero e purificazione dei biofenoli dalle acque di vegetazione. Il lavoro è stato realizzato dal Centro Ricerche per l’Industria Olearia (CRIOL) della Industria Olearia Biagio Mataluni. 


Il Centro Ricerche per l’Industria Olearia della Industria Olearia Biagio Mataluni srl di Montesarchio (BN).
 




I risultati incoraggianti ottenuti hanno spinto a continuare le attività di ricerca e di prototipazione.
Attualmente, il progetto RE-WASTE, avviato nel 2009 con il contributo finanziario della Commissione Europea e coordinato dalla Industria Olearia Biagio Mataluni, ha consentito di testare su scala pilota e presentare al settore oleario italiano e spagnolo una tecnologia sostenibile per valorizzare l’acqua di vegetazione olearia, attraverso il recupero di:
-   acqua purificata, da re-impiegare nei processi aziendali, ad esempio come acqua di lavaggio;
-   estratti fenolici ad attività antiossidante, da impiegare nell’industria cosmetica, alimentare o fitoterapica;
-   biogas dal quale è possibile ottenere energia elettrica e calore.



Il progetto RE-WASTE
Casella di testo: Logo del progetto RE-WASTEL’idea alla base del progetto RE-WASTE (Recovery, recycling, resource. Valorisation of olive mill effluents by recovering high added value bio-products) è quella di diffondere la consapevolezza che è possibile convertire un refluo inquinante e di difficile smaltimento in una preziosa fonte di energia e di molecole ad attività biologica, attraverso un processo sostenibile dal punto di vista economico ed ambientale. Il progetto, co-finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma LIFE+ (progetto n. LIFE07 ENV/IT/421), è stato avviato nel gennaio 2009 e avrà durata triennale.
Coordinate dalla Industria Olearia Biagio Mataluni di Montesarchio (BN), le attività del progetto prevedono la collaborazione tra l’azienda olearia campana, il Parco Scientifico e Tecnologico di Salerno e delle Aree Interne della Campania S.C.p.A., la società Euroimpresa SpA e il Centro Tecnológico Nacional de la Conserva y Alimentación, che si occuperà dell’attività di divulgazione in Spagna dei risultati del progetto.

Le fasi del processo
Il processo messo a punto per la valorizzazione delle acque di vegetazione è articolato in diverse fasi:
·    Pre-trattamento
Ha lo scopo di ridurre, nel refluo, il contenuto di solidi sospesi e di grasso, in modo da aumentare la permeabilità nelle fasi successive di filtrazione tangenziale e ridurre l’intasamento delle membrane.
·    Filtrazione tangenziale a membrana
Il refluo, dopo pretrattamento, viene sottoposto a tre passaggi successivi di filtrazione tangenziale (ultrafiltrazione, nanofiltrazione, osmosi inversa) su membrana polimerica a spirale avvolta. In questo tipo di filtrazione il liquido da trattare si muove con flusso parallelo alla superficie filtrante, in maniera tale da impedire ai composti in soluzione di depositarsi sulla superficie attiva della membrana, evitandone così il rapido intasamento.
·    Purificazione su resine adsorbenti
I tre passaggi di filtrazione tangenziale a membrana consentono di separare e concentrare diverse frazioni organiche dall’acqua di vegetazione. In tal modo è possibile separare la frazione contenente i polifenoli. Questi composti, di cui l’acqua di vegetazione è particolarmente ricca, possiedono importanti proprietà biologiche, in particolare sono ottimi antiossidanti. La frazione contenente i polifenoli, concentrata mediante filtrazione a membrana, viene sottoposta ad un processo di purificazione su resine adsorbenti. Si ottiene, in tal modo, un estratto fenolico concentrato, dotato di numerose proprietà biologiche.   
·    Digestione anaerobica
Le frazioni organiche prive di composti fenolici, concentrate mediante filtrazione tangenziale a membrana, sono sottoposte a digestione anaerobica per produrre biogas. La digestione anaerobica è un processo biologico per mezzo del quale, ad opera di diversi gruppi di microrganismi e in assenza di ossigeno, la sostanza organica viene trasformata in biogas, costituito principalmente da metano e anidride carbonica. Dopo aver subito i trattamenti necessari, il biogas potrà essere utilizzato per la produzione di energia elettrica e calore.

Un impianto pilota da 20 m3 al giorno
Presso il frantoio della Industria Olearia Biagio Mataluni è stato installato un impianto pilota dimostrativo, in grado di trattare, secondo il processo descritto e in maniera completamente automatizzata, circa 20 m3 al giorno di acqua di vegetazione.
L’impianto è utilizzato per condurre una attenta analisi costi-benefici del processo, in vista di uno scale-up su scala industriale, oltre che per lo svolgimento di attività dimostrative.
Incontri dimostrativi e visite guidate consentono ad operatori di settore, tecnici, amministratori e studenti di assistere personalmente all’applicazione del processo. Per essere aggiornati sul programma degli eventi organizzati nell’ambito del progetto e sui risultati ottenuti, è possibile visitare il sito web www.re-wasteproject.it.






Il programma LIFE

Il programma LIFE è lo strumento finanziario per l´ambiente
dell’Unione Europea.

Dalla sua istituzione, nel 1992, il programma LIFE ha
co-finanziato migliaia di progetti a sostegno dell’ambiente, con
un impegno finanziario complessivo superiore al miliardo di euro.

LIFE in questi anni si è articolato in cinque diverse fasi.
La fase attualmente in corso (LIFE+) è stata avviata con il Regolamento CE 614/2007 e dispone di un bilancio complessivo di 2.143 miliardi di euro nel periodo 2007-2013, nel corso del quale la Commissione Europea pubblicherà ogni anno un invito a presentare proposte progettuali.

Il programma si propone di colmare la lacuna esistente tra le attività di ricerca e sviluppo sperimentale da un lato e l’applicazione dei loro risultati su scala reale dall’altro. La diffusione di innovazioni in materia ambientale viene promossa attraverso il co-finanziamento di progetti dimostrativi, in cui un ruolo fondamentale sia attribuito alla diffusione dei risultati e all’attività di divulgazione.
Per approfondimenti:
 
 




  



















Il CRIOL

L’idea di un centro di ricerca dedicato allo sviluppo dell’innovazione nell’industria olearia risale al 2002 e nasce dalle esigenze di ricerca & sviluppo della Industria Olearia Biagio Mataluni e dalla collaborazione con il Dipartimento di Scienza degli Alimenti dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.
L’idea si è concretizzata nel 2004, quando è stato fondato il CRIOL (Centro di Ricerca per l’Industria Olearia) nell’ambito del progetto “Controllo Qualità ed Innovazione Tecnologica nell’Industria Olearia”, co-finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca (DM 593/2000).
Il CRIOL è sorto con gli obiettivi di concentrare competenze nel settore della ricerca applicata al settore oleario in una struttura di ricerca agile e moderna e di sviluppare ricerche applicate nel settore della caratterizzazione chimica e sensoriale degli oli di oliva, dell’innovazione nella tecnologia di trasformazione, packaging, distribuzione del prodotto e nel recupero dei sottoprodotti e reflui.
Attualmente il centro di ricerca opera in una struttura moderna e funzionale, dotata di strumentazioni all’avanguardia e di personale altamente qualificato, e collabora attivamente con diverse università e centri di ricerca italiani ed europei.
Dal 2010 il CRIOL è incluso nell’albo ministeriale dei laboratori di ricerca riconosciuti dal MIUR.
 



oleifici mataluni, RICERCA E INNOVAZIONE IN CAMPANIA
A Montesarchio (BN) il convegno promosso da Confindustria nella Settimana della Cultura d’Impresa


“Ricerca e Innovazione come cultura d’impresa - Le opportunità di sviluppo nell’industria agroalimentare regionale” è il tema del convegno organizzato da Confindustria, lunedì 28 novembre alle ore 9.30, presso la Sala Conferenze degli Oleifici Mataluni di Montesarchio (Benevento).
La manifestazione, promossa in collaborazione con gli Oleifici Mataluni - il complesso agroindustriale oleario che raggruppa 23 storiche etichette come Olio Dante, Topazio ed Olita - è stata inserita tra gli eventi previsti nella Settimana della Cultura d’Impresa, sostenuta ogni anno da Confindustria.
L’obiettivo della X edizione è valorizzare il ruolo che la ricerca e l’innovazione rivestono nella diffusione della cultura d’impresa e, in particolare, nell’ambito del settore agroalimentare regionale. Settore che, per tradizione ed esperienza, può annoverarsi tra le principali eccellenze del sistema produttivo nazionale proprio grazie alla ricerca.
Da questo punto di vista, saranno presentate le testimonianze di alcuni ricercatori campani e gli studi condotti dal Criol - il Centro di ricerca degli Oleifici Mataluni specializzato nello sviluppo di materie olearie e packaging innovativo, ed incluso dal 2010 nell’Albo ministeriale dei laboratori di ricerca riconosciuti dal MIUR. E non solo.
Nel corso del convegno, Filippo Bencardino, Rettore dell'Universitá degli Studi del Sannio, consegnerà gli attestati del Progetto FIxO - Formazione & Innovazione per l’occupazione.
Alla manifestazione, interverranno Giorgio Fiore, Presidente Confindustria Campania; Biagio Mataluni, Presidente Oleifici Mataluni; Aniello Cimitile, Presidente Provincia di Benevento; Raffaele Sacchi, Professore Ordinario dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”; Vito Amendolara, Consigliere per l’Agricoltura del Presidente della Giunta Regionale; Gennarino Masiello, Presidente Camera di Commercio di Benevento; Fabrizio Cobis, Dirigente Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica; Giuseppe D’Avino, Presidente Confindustria Benevento; Vincenzo Mataluni, Amministratore Delegato Oleifici Mataluni.
Concluderà i lavori Guido Trombetti, Assessore regionale alla Ricerca Scientifica e all’Università.







Gli Oleifici Mataluni, situati a Montesarchio (Benevento), rappresentano uno tra i più grandi complessi agroindustriali oleari del mondo e si estendono su una superficie di 160mila mq.
Con un fatturato 2010 di 240 milioni di euro, circa 200 dipendenti (età media 29 anni) ed un Centro di ricerca riconosciuto nel 2010 dal Miur, l’industria Mataluni è tra le più importanti aziende italiane nel settore oleario.
In private label produce oli alimentari per conto di oltre 200 marchi ed aziende leader della Grande Distribuzione Organizzata italiana ed estera.
Gli Oleifici Mataluni sono proprietari di 23 marchi storici come Olio Dante, Topazio, Olita, Oio, Gico, Minerva, Lupi e Vero, posizionandosi ai primi posti nello scenario distributivo domestico ed internazionale.


Lettori fissi